ArchiTravel – Como

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Terzo capitolo di una guida per architetti e designers che non vogliono perdere l’occasione di visitare le migliori architetture nel mondo.

“Quel ramo del lago di Como” del Manzoni era dedicato a Lecco, oggi ci dedichiamo all’altro, quello della città che dà il nome al lago. Case rinascimentali e porti rigorosamente rivolti verso l’acqua e al panorama splendido dei monti in lontananza, una cittadina tranquilla da visitare a piedi, scoprendone le piazzette e i viali storici. Como ha molto da offrire ai suoi visitatori, comprese alcune delle architetture storiche più iconiche del primo dopoguerra di cui vi vogliamo parlare in questo articolo.

Partiamo dal simbolo principale della città, il Tempio Voltiano, celebrazione del grande scienziato e cittadino comasco Alessandro Volta. È una costruzione di stile neoclassico, opera dell’architetto Federico Frigerio. In questo museo le scoperte e le invenzioni di Volta trovano la loro storia, rappresentata per mezzo degli apparecchi da lui inventati o congegnati, e degli strumenti da lui usati.

Poco lontano dal tempio, si trova il Monumento ai Caduti, progettato da Giuseppe Terragni, massimo esponente del razionalismo italiano. Egli costruisce una figura che evoca una rampa di lancio missilistica, ma che nel grande basamento contiene una cripta e conferisce a tutto l’insieme una notevole forza monumentale. Si tratta di una torre bi-frontale realizzata in cemento armato e blocchi di pietra del Carso, in memoria del luogo dove si è combattuta la guerra, rialzata rispetto al piano stradale e raggiungibile attraverso una scalinata. Una volta percorsa la scala si raggiungono gli ingressi, dai quali si accede al Sacrario, oppure tramite la scala esterna simmetrica si può raggiungere il lago.

La vita di Terragni è indissolubilmente legata a Como, città in cui lui costruisce molto e in cui apre il suo studio di architettura. Tra i suoi lavori, si trova anche Casa Giuliani-Frigerio, raggiungibile a piedi dal Monumento dei Caduti e inaugurata nel 1940. È un edificio di quattro piani fuori terra, con facciate caratterizzate da scatti e arretramenti dati dalle finestre e dalle balconate. Nei parapetti di queste c’è una massiccia presenza di vetro che va, però, ad alleggerire i prospetti dell’edificio. Ogni piano ospita tre appartamenti, mentre il piano più alto è interamente dedicato alla villa del committente.

Nella stessa zona si ritrova anche uno dei primissimi progetti di Terragni, risalente al 1927-1928: il Novocomum, ovvero un isolato a forma di trapezio rettangolo allungato e parallelo al lago. L’impianto complessivo è relativamente semplice, a pettine, determinato dall’accostamento di corpi minori a quello maggiore affacciato su Via Sinigaglia, dove si trova anche l’ingresso. Caratteristica principale dell’edificio si trova negli angoli svuotati e risolti con un volume cilindrico al piano rialzato, al terzo e al quarto piano. Al secondo piano mantiene la massima dimensione, ma con andamento curvilineo e, all’ultimo piano, pone un angolo ortogonale che sovrasta il vuoto dei piani inferiori. Fin dal primo momento, il Novocomum divenne simbolo della moderna abitazione e dell’architettura razionale.

Continuando l’itinerario, troviamo un altro progetto di Giuseppe Terragni che rappresenta l’opera di maggiore interesse: la Casa Del Fascio, manifesto reale dell’architettura razionalista a Como. Nel 1928, quando Terragni viene nominato fiduciario del Sindacato fascista architetti, è incaricato, senza alcun compenso, di progettare questo edificio emblematico. Il progetto viene approvato nell’aprile del 1933 e nel luglio dello stesso anno iniziano i lavori: Terragni è un architetto attento al suo progetto e alla realizzazione di ogni dettaglio costruttivo, sul quale esercita un controllo sistematico in cantiere. Planimetricamente l’edificio si inserisce completamente nel lotto cercando di instaurare un dialogo con l’intorno urbano: la tipologia a corte viene esaltata dalla trasparenza e dalla ricerca di corrispondenza visiva con il Duomo. La piazza antistante è lo spazio esterno che compenetra l’edificio, diventa il naturale prolungamento della corte centrale. Il nuovo edificio appare quindi come un organismo compatto di quattro piani, con pianta pressoché quadrata con grande sala al centro a doppia altezza illuminata dall’alto attraverso una copertura di vetrocemento. Il volume prismatico è rivestito di marmo bianco e le facciate, caratterizzate dall’equilibrio tra pieni e vuoti e dalla trasparenza, sono tutte diverse e sottolineano un rapporto diverso con la città. La facciata principale, costituita da un grande loggiato è interamente vetrata e su di essa affaccia lo spazio a doppia altezza: gli spazi che affacciano sulla corte centrale interna e rispettivamente sul perimetro verso la città sono la sala del Direttore, gli uffici e i ballatoi di disimpegno.

Dietro alla Casa Del Fascio, risiede la Sede dell’Unione Fascista dei Lavoratori dell’Industria, oggi Azienda sanitaria locale ATS dell’Insubria, che prosegue il programma di organizzazione nella città di Como di una zona di servizi rappresentativi del regime armoniosamente concentrati in un unico nuovo ampio spazio. Il progetto iniziale di questo edificio, frutto del lavoro di un gruppo composto da Cesare Cattaneo, Pietro Lingeri, Luigi Origoni, Augusto Magnaghi Delfino e Mario Terzaghi, è risultato il vincitore di un concorso indetto nel febbraio 1938. Attraverso un modulo di tre metri per tre, la pianta dell’edificio si colloca perfettamente nella gabbia delle strutture portanti in cemento armato; l’impianto ortogonale del fabbricato, adattato alle esigenze costruttive, fu sottolineato da storici dell’architettura come una delle più valide soluzioni ai temi tipologici e compositivi affrontati dai razionalisti di Como. L’edificio appare composto da un corpo centrale, basso, contenente servizi, sale di riunioni e conferenze, che unisce due corpi di fabbrica laterali, alti, che ospitano gli uffici. Questi hanno i fronti lunghi fittamente traforati, così da mettere in evidenza la griglia strutturale, nell’assemblaggio ortogonale delle linee orizzontali dei solai e verticale delle pilastrate. Al contrario, le testate corrispondenti alle facciate secondarie, sono prevalentemente cieche, aperte al terzo livello da un loggiato.

Allontanandoci dal centro, troviamo Casa Pedraglio, costruita tra il 1935 e il 1937 su un primitivo progetto di Giuseppe Terragni. In realtà, durante i lavori, la casa era stata ridotta di due campate, risultando così asimmetrica e non bilancia le sporgenze dei balconi su un lato della facciata. L’edificio è composto da quattro negozi e l’ingresso al piano terra, due appartamenti per piano, estesi per quattro piani, con l’attico leggermente arretrato. Di efficace resa doveva essere il rivestimento originale, oggi alterato, composto da lastre di cemento in graniglia di marmo azzurro. I balconi hanno una pavimentazione in vetrocemento, creando un suggestivo gioco di luci e ombre e dando maggior luce ai locali sottostanti

Sempre in Via Mentana, al civico 25, troviamo Casa Cattaneo-Alchieri, realizzata nel 1934-1936 su progetto di Pietro Lingeri. L’edificio su cinque livelli, a cui si aggiunge una sopraelevazione negli anni Cinquanta, è organizzato con due appartamenti per piano, tre locali e servizi, con gli spazi di soggiorno e pranzo direttamente affacciati alle balconate. Si tratta di un parallelepipedo perfettamente simmetrico con una lunga balconata che fascia la facciata principale e metà dei fronti laterali. È nota anche come “casa a ville sovrapposte” per sottolineare l’indipendenza degli appartamenti sovrapposti, ben marcato dalle fasce dei balconi.

Ultima tappa dell’itinerario torna a concentrarsi sul genio di Terragni, che nel 1934-1937 si occupa della realizzazione di una scuola materna con forma ad U, organizzata da volumi bassi attorno ad un cortile centrale. L’asilo Sant’Elia ha un corpo principale dove sono distribuiti gli spazi dell’atrio, lo spogliatoio ed i servizi. Il fabbricato che penetra il giardino, a destra, ospita le aule e gli spazi per il gioco e la ricreazione, direttamente affacciati al cortile interno. Il volume a sinistra è attrezzato con la palestra. Costruito in muratura su una gabbia strutturale in cemento armato, l’asilo è caratterizzato da ampie campiture piene e altre vuote, con grandi superfici vetrate che garantiscono ambienti luminosi e trasparenza, comunicazione diretta tra lo spazio interno e il giardino. Dalle facciate emergono intelaiature, pensiline, elementi leggeri, volutamente staccati per dialogare con i volumi. Il committente lascia piena libertà espressiva all’architetto apprezzando, fin dai primi progetti presentati nel 1934, i criteri moderni adottati, sia tecnici che didattici. Terragni gioca anche con i colori, proponendo un azzurro ghiaccio negli intonaci e il quarzo dall’effetto cristallino delle intelaiature specchianti, riuscendo a inventare una trasparenza al contempo funzionale e poetica.

Basterà una giornata, anche meno, per visitare tutte le tappe e godersele appieno, un tour architettonico che ti permetterà di organizzare un weekend all’insegna del razionalismo lombardo, senza dimenticarsi delle bellezze naturali e storiche che la città di Como può offrire.

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