Cini Boeri

Cini Boeri

La storia di una grande progettista e di una donna a cui ispirarsi.

Maria Cristina Mariani Dameno – detta Cini dalla famiglia perchè diminutivo di picinin– nata nel 1924, ha dedicato grande attenzione allo studio della funzionalità dello spazio e ai rapporti psicologici tra uomo e ambiente. Accesa sostenitrice della libertà di comportamento del committente e dell’utente, ha sempre declinato nelle sue opere i concetti di espandibilità e flessibilità, unita alla sperimentazione di nuovi materiali. Il contributo creativo reso al mondo dell’industrial design le valse l’assegnazione del Compasso d’Oro.

Ponti e Zanuso

Cini Boeri non si lasciò mai intimidire dalle persone che glielo sconsigliavano e scelse di iscriversi ad architettura, nonostante fosse una disciplina riservata agli uomini. Frequentò la facoltà dopo il 1945, ma nel periodo intercorso tra il vivere da sfollata in montagna e il ritorno in città, lei portava spesso con sé un blocco e un carboncino per disegnare tutto ciò che le interessava.

Su nove ragazze iscritte, si laurearono in 3. Nel frattempo lei aveva già avuto il suo primo figlio. Fece pratica per alcuni mesi da Gio Ponti, nel suo studio in via Dezza, dove ricevette il suo primo tavolo da lavoro. Ponti, però, la stimolava più a dipingere che non a fare la professione dell’architetto. Le attribuiva una buona sensibilità ai colori. Ponti le insegnò ad avere un certo ordine nell’iter progettuale ed un ordine mentale e fisico. In seguito lavorò per poco tempo con una società americana che importava cucine ed eseguì un lavoro più compositivo che creativo, ma anche questo le fu utile per misurarsi con gli spazi della vita quotidiana. Mentre allestiva al Salone del Mobile venne avvicinata da Marco Zanuso, il quale le propose quasi subito di lavorare nel suo studio. Lavorò con lui 12 anni, periodo in cui si approcciò a ogni progetto con uno studio psicologico del cliente, una verifica pratica di tutto ciò che avrebbe poi proposto ed imparò anche ad auto-criticarsi.

Su consiglio di Franca Helg, anch’ella collaboratrice di Zanuso, Cini lasciò lo studio per aprirne uno suo prima di diventare un membro indissolubile dello studio Zanuso.

La Rotonda

Cini ricevette l’incarico da suo cognato Enzo Boeri di costruire una villa sull’isola della Maddalena in Sardegna. Esaminò tutto il perimetro dell’isola in navigazione e la scelta cadde sul luogo più suggestivo: il golfo dell’Abbatoggia. Le rocce scendevano verso il mare e si sentivano i venti forti abbattersi sulla costa, fu naturale per lei pensare ad una forma che racchiudesse uno spazio difeso dai venti e ne uscì quindi una casa sviluppata a cerchio intorno ad un patio circolare aperto verso il mare, individuando nella sua distribuzione due settori distinti: il primo costituito dall’alloggio del nucleo familiare con annessi i servizi generali, il secondo dalle camere per gli ospiti coi relativi servizi. Il patio centrale divenne uno spazio mediatore fra le due attività autonome. Il volume sottostante tale piano abitato, parzialmente inserito nella roccia, fu adibito a cisterna per l’acqua. L’intonaco delle pareti esterne, mescolato con la pietra delle rocce macinate, ne ottenne lo stesso colore cangiante.

Casa Bunker

Poco dopo la Rotonda decise di costruire nello stesso luogo, per la sua famiglia, una casa di vacanze dalla forma quadrata. I maddalenini la chiamano ancora oggi “bunker” non solo per la sua forma, ma anche per la verniciatura esterna grigio scuro, che ricorda lo smalto delle navi. Appare come un meteorite caduto dal cielo, un sasso tra i sassi. Ha una superficie ridotta affacciata sul mare attraverso un patio. Quattro camere da letto vivono la loro privacy ognuna col suo bagno piccolo e autonomo, con una porta laterale verso l’esterno, e un’altra verso il centro della casa, dove hanno posto cucina, soggiorno e patio, con una parete completamente vetrata verso il mare.

Casa nel bosco

Casa costruita in un bosco di betulle tra Osmate e Taino, presso il lago Maggiore. Era una casa di vacanza per una famiglia composta da quattro persone e solita ad ospitare gli amici. Pensò di darle una fisionomia meno invadente possibile, con vista sul bosco da ogni parte interna della casa. La planimetria stessa è articolata in modo da evitare l’abbattimento dei grandi alberi, dando luogo ad insenature più o meno profonde tra le parti abitate. La casa si estende nel suo muro perimetrale di cemento a vista con all’interno pochissime partizioni, gli spazi vengono formati quasi sempre a mezzo di grandi pareti scorrevoli o da diverse quote di pavimento. L’arredo è essenziale: i letti sono materassi appoggiati su piani rialzati, i vestiari sono semplici appenderie in nicchia, i vari gradoni servono da appoggio a libri ed oggetti vari.

La Sbandata

Dopo la progettazione del negozio Citterio di cinque livelli, tornò a lavorare sulla sua amata isola della Maddalena, scontrandosi però con il Comune e i vincoli da esso imposti. La casa si sviluppa su due piani, al piano terra c’è il soggiorno che si affaccia con una grande vetrata sul giardino. Trovano posto anche una camera con bagno e la cucina. Al piano sopra si trovano due camere con bagno, guardaroba e uno studio, che attraverso una grande finestra a nastro, si affaccia sul golfo. Il fatto che avesse un’inclinazione in avanti, pensata per abbassare il volume in quanto proprio la volumetria era oggetto di contesa con le normative comunali, in realtà risultò utile per ombreggiare il fronte sud e, ancora una volta, ha dato spunto ai maddalenini per darle un nome: la Sbandata o la Strambata.

Appartamento su 3 livelli

In un palazzo del centro storico di Milano, Cini Boeri ha ristrutturato un appartamento di 330 mq distribuito su tre piani, due dei quali preesistenti, mentre il terzo sopraelevato è stato oggetto di progetto.  L’ingresso padronale è ricavato al primo piano, dove si apre il terrazzo. L’elemento che collega i tre livelli è una leggera scala in metallo appoggiata alla parete di confine. Lungo il suo percorso, una libreria si svolge su tutti e tre i livelli, dal piano terra al terzo. Bianca come le pareti, la libreria è attraversata da un sottile tubo al neon azzurro, che disegna un lampo. La modulazione della luce permette di creare differenti toni di colore e di variarne l’atmosfera nell’ambiente. La planimetria fortemente rettangolare dell’appartamento venne risolta con una sequenza di stanze realizzata con porte scorrevoli in vetro, che permettono di percepire la presenza degli ambienti in successione. Al piano più alto sono presenti due camere da letto, una matrimoniale e una per un figlio, e uno studio pensato per due postazioni di lavoro con un tavolo che può essere spostato al centro della stanza così da offrire una maggiore flessibilità di utilizzo.

Design

Per Cini Boeri, essere architetto e designer è un tutt’uno. Secondo lei il rapporto tra gli abitanti e gli oggetti è costante ed è proprio da qui che parte il suo interesse per il design e per tutto quello che viene utilizzato in relazione ad uno spazio. Più volte nelle interviste sottolinea la differenza tra l’oggi e gli anni ’50, sostiene che “design” significava progettazione di elementi da produrre in serie, controllo sui materiali idonei e sul metodo della sua produzione; il tutto allo scopo di rendere il loro costo accessibile ad una ampia fascia di pubblico. Ne sono esempio i tantissimi prodotti che ha disegnato, come la poltrona Borgogna e Bobo, il divano Gradual e le lampade Tubo.

Il famosissimo Serpentone, una seduta risultato della sua ricerca di elementi che servivano a vivere semplicemente. Studiando le schiume poliuretaniche, innovative per l’epoca, in sei mesi di progettazione con serrate prove, ne uscì una seduta infinita da tagliarsi e vendersi a metri, a chilometri.  Flessibile nella forma desiderata, in curva concava o convessa con raggi di uno, due o tre metri secondo la necessità. Era una materia povera, usata con la stessa finitura ottenuta all’uscita dallo stampo. Lo presentò ad Artflex e tutti ne rimasero entusiasti.

Vinse il Compasso d’Oro con il progetto Strips: ispirandosi a Christo che negli anni sessanta aveva iniziato ad impacchettare i monumenti di mezzo mondo, a Cini venne l’idea di impacchettare un divano e ne venne fuori la prima serie di Strips del 1971. Il letto, per esempio, proponeva una gestione molto facile: sotto la trapunta apribile era pronto il materasso con il lenzuolo, ciò che oggi si fa col piumone. Era una specie di sacco a pelo trasformato in letto, con un rivestimento in struttura schiumata che, con il giusto spessore, cercava di riportare la morbidezza della piuma dei vecchi cuscini. I divani e le poltrone potevano essere prodotti con una semplice stampata in poliuretano, mentre la loro morbidezza era affidata alla trapunta, sempre sfoderabile e lavabile in lavatrice. Fu un prodotto di grande successo e divenne di tendenza, soprattutto per alcuni attori americani.

La seduta Ghost è stata, invece, una risposta ironica alla continua richiesta di nuove sedute, nonostante la proposta di divani e poltrone sul mercato fosse già ampia. Il suo intento era di produrre una poltrona invisibile, voleva che fosse trasparente. Da un solo foglio di vetro, piegato e tagliato secondo un preciso disegno, nacque la prima Ghost che ebbe successo quasi come un’opera d’arte.

Una progettista talentuosa e con una visione unica, dimostrata dalle sue produzioni ancora attuali. Parte di questo articolo è frutto di un esame universitario, quando presentai una tesi su Cini Boeri che mi valse un ottimo voto grazie all’ammirazione che da sempre nutro per questa donna di design.

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