Gae Aulenti

Gae Aulenti

L’architettura è un mestiere da uomini, ma ho sempre fatto finta di nulla”

Gaetana Aulenti, che deve il suo nome ad una “nonna terribile”, come l’ha definita lei stessa, nasce vicino a Udine nel 1927, ma passa buona parte della sua infanzia nella casa in Calabria. Nel 1953 si laurea al Politecnico di Milano e inizia la sua carriera in alcuni dei principali luoghi di elaborazione teorica sull’architettura del periodo: assunta come redattrice per la rivista Casabella Continuità diretta da Ernesto Nathan Rogers, qui vi collabora tra il 1955 e il 1965 e per l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia lavora a partire dal 1960 come assistente di Giuseppe Samonà. Rogers le trasmette l’importanza di uno sguardo internazionale e, inoltre, da lui apprende l’importanza del lavoro di ricerca letteraria e storica, vedendo l’architetto come un lettore attento al contesto e alle radici. La rivista promuove infatti il superamento del Movimento Moderno prendendo le preesistenze ambientali e storiche come riferimenti indispensabili per il rinnovamento dell’architettura. È in questo contesto che si afferma il cosiddetto Movimento Neoliberty.

Parallelamente alla collaborazione con Casabella, Aulenti progetta alcuni elementi di design che sono ancora oggi molto famosi e attuali. Per l’azienda Poltronova disegna Sgarsul (1962), una poltrona a dondolo dalle linee curve e continue a guisa di goccia, con una struttura in legno di faggio curvato. Per la stessa azienda è sicuramente iconica la linea di prodotti da esterno Locus Solus (1964), un sistema caratterizzato da tubi d’acciaio verniciati a fuoco in colori eccentrici abbinato a cuscini in polivinilico con pattern decorativi che diventano icona di stile pop e informale. Talmente vivace da essere selezionata per rappresentare un modo di vivere all’aperto anche nel film “La Piscine” con Alain Delon, Romy Schneider e Jane Birkin.

Dal 1963 lavora come designer industriale anche per la ditta Zanotta e in circa un ventennio di collaborazione crea tutta una serie di arredi destinati al successo. Ne è esempio la sedia pieghevole April (1964), contraddistinta da una forma che richiama la classica seduta da regista, viene presentata come “sedia pieghevole per interni e imbarcazioni”. Un design dall’aspetto regolare, squadrato e sobrio che evoca leggerezza, anche grazie al fatto che Zanotta la realizza in acciaio inossidabile con snodi in lega d’alluminio e rivestimento sfilabile in cuoio 95, Telastrong o Vip, quest’ultimo idoneo anche agli ambienti esterni. Indimenticabile anche il tavolo da pranzo Gaetano (1970) con piano in cristallo e gambe a forma di cavalletti da lavoro in legno.

Per Olivetti, intanto, spazia dall’architettura d’interni, all’arredamento, al design, fino all’allestimento di showroom, mostre e palcoscenici. È per uno di questi showroom che realizza la lampada Pipistrello (1965) con l’azienda Martinelli Luce. È una lampada da tavolo o da terra che emette una luce diffusa grazie al diffusore in metacrilato bianco opale, la base è in metallo laccato bianco o marrone scuro e nasconde un sistema telescopico in acciaio inossidabile che permette di regolarne l’altezza (66-86 cm). Nel 1966 Aulenti viene incaricata di rinnovare l’allestimento dello Showroom Olivetti di Parigi che lei riesce a portare completamente a nuovo: alcuni prodotti sono esposti su gradoni, simili a bianche scalinate, e su ripiani incorporati nelle pareti che, con le loro forme, movimentano il locale e offrono bassi muretti per sedersi; al centro un pilastro rosso, a forma di capsula spaziale, con ripiani ritagliati nell’incavo e utilizzati come espositori. Vi inserisce una scultura tribale africana di forme singolari, la quale richiama l’attenzione e diviene ben presto il segno distintivo della showroom. Tra i materiali utilizzati, dominano i laminati plastici e l’acciaio inossidabile, tipici elementi del mondo industriale largamente utilizzati anche in Olivetti.

Un altro committente fondamentale per il lancio della sua carriera da architetta è sicuramente Gianni Agnelli, di cui progetterà diverse abitazioni private tra Milano, St. Moritz e Marrakech, ma, soprattutto, curerà l’allestimento dello Showroom Fiat di Torino (1968). Qui utilizzerà pedane inclinate e farà un lungo studio delle zone dedicate ai clienti e ai venditori. Diventerà una sorta di modello pilota per i successivi showroom dell’azienda.

Sempre più richiesta da committenti privati e aziende, Gae Aulenti entra in contatto con Knoll che le chiede di progettare due negozi negli USA: Boston (1968) e New York (1970). Non mancano certo le collezioni di arredi che disegna l’architetta per l’azienda, tra cui sedie e tavoli, ma emblematico è il tavolino Jumbo (1972). Si tratta di un imponente tavolino da caffè in marmo che aveva originariamente concepito nel 1965. Forme aggraziate e sinuose, ma con un peso di circa duecento chili.

Agli inizi degli anni Ottanta Aulenti diventa direttore artistico di Fontana Arte, azienda milanese fondata nel 1932 da Luigi Fontana e Gio Ponti e specializzata nella produzione di oggetti d’arredamento e nella lavorazione del vetro. Crea il Tavolo con ruote (1980), ovvero piano in vetro temperato molato, spesso 15 millimetri, al quale sono applicate quattro ruote industriali e pivotanti a 360 gradi che permettono l’agevole spostamento dell’oggetto per la casa. Elemento d’arredo ancora oggi di grande successo e che Aulenti ripropone tredici anni dopo con una variante: Tavolo Tour, infatti, ha ruote di bicicletta al posto delle piccole ruote precedenti, diventando un pezzo indiscusso del design italiano.

La carriera da designer procede parimenti con quella in architettura che, proprio dagli anni Ottanta, la vede impegnata in grandi ristrutturazioni di edifici di pregio, quasi tutti a funzione museale. Il Musée d’Orsay (1986), all’interno della stazione omonima di Parigi, è certamente la sua realizzazione più celebre. Qui mise in atto tutti gli insegnamenti appresi da Rogers agli inizi della carriera, specialmente sulla ricerca e sul legame col contesto storico. Il progetto è impostato sul dialogo tra l’antica volta a botte in ferro, dalla caratteristica trama a cassettoni floreali, e i volumi dei nuovi spazi espositivi, rivestiti in arenaria chiara che valorizza la luminosità dei dipinti impressionisti della collezione. Aulenti lavora a lungo sull’illuminazione, lei stessa si ritrova a dire che “la luce naturale e quella artificiale dovevano venire dalla stessa direzione, in quanto il Museo d’Orsay è un edificio a copertura vetrata, che permette di usare la luce zenitale”. Durante la progettazione degli spazi interni e dei percorsi espositivi si trova a dover creare due torrette ai lati del salone principale e ad inserire all’interno delle rosette decorative del soffitto delle bocchette dell’aria condizionata, oltre a dispositivi per limitare l’eco. I percorsi espositivi interni vengono disposti in senso ortogonale, secondo l’asse delle rotaie preesistenti ma, mediante percorsi secondari trasversali, il visitatore ha la possibilità di creare un proprio itinerario personale. Con il successo di questo progetto, la sua fama diventa davvero internazionale. Risalgono alla stessa epoca l’allestimento del Musée National d’Art Moderne al Centre Pompidou di Parigi (1985), la ristrutturazione di Palazzo Grassi a Venezia (1986) e il progetto per il Museo Nacional d’Art de Catalunya di Barcellona (1996).

Tra gli anni Novanta e Duemila, mentre prosegue la sequenza dei musei (nel 1999 inaugurano le rinnovate Scuderie del Quirinale, a Roma), Gae Aulenti si cimenta con progetti pubblici comunali, ad esempio il rifacimento di Piazzale Cadorna, a Milano e della facciata della stazione omonima. Il nodo principale è la necessità di risolvere la caotica situazione dei flussi di traffico pedonale e veicolare (pubblico e privato) intono alla piazza, che l’architetta riorganizza mediante il disegno di una nuova rotonda, occasione per installare una scultura urbana ancora oggi molto discussa: “Needle, Thread and knot“di Claes Oldenburg e Coosje Bruggen, realizzata in acciaio inox e vetroresina. La piazza è poi ridisegnata mediante una copertura trasparente, in acciaio e vetro, sorretta da colonne in ferro verniciato rosso e da vasche d’acqua in cui raccogliere l’acqua piovana. Qui vengono posizionati anche dei piccoli chioschi e negozi che richiamano l’immagine del mercato cittadino. La facciata della stazione, invece, viene ridefinita mediante un rivestimento in lastre di vetro, trasparente o opaco, e un portico di ordine gigante, retto da pilastri in acciaio tinti dello stesso rosso usato per i supporti della copertura della piazza.

In America torna nuovamente per seguire un progetto museale da 160 milioni di dollari: l’Asian Art Museum di San Francisco (2003). Un progetto cominciato su un paradosso perchè si tratta di integrare un museo d’arte asiatica in un edificio Beaux Art, quindi di tradizione europea, posto in una città americana. “Questo museo è anche l’affascinante idea di creare una storia unificata per una nazione così giovane”, dice Gae Aulenti, “e sono onorata di far parte del progetto”. L’architetta si trova a studiare avanguardistiche soluzioni antisismiche come enormi innovativi rocchetti di rame e ferro nelle fondamenta che possono eventualmente oscillare fino a un metro e mezzo senza danni alle ceramiche e alle porcellane esposte.

In Italia segue in quegli anni tutta una serie di progetti importanti, tra cui la ristrutturazione del Palavela (2003-2005) in vista delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006. Da Palazzo delle Mostre, Gae Aulenti lo trasforma in una struttura adatta ad ospitare le gare di pattinaggio. Con i lavori sono scomparse le caratteristiche vetrate e viene realizzato sotto la volta un edificio indipendente con una forma più tradizionale. Il nuovo edificio si compone di due corpi accostati, uniti da una copertura spaziale reticolare. Troviamo l’architetta impegnata anche nella ristrutturazione delle stazioni “Museo” e “Dante” e delle piazze Cavour e Dante di Napoli (2002-2005), nella creazione di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti a Forlì (2008) e nel restauro di Palazzo Branciforte a Palermo per trasformarlo in un polo culturale (2008-2012).

Una lavoratrice instancabile e con una mente sempre creativa che vediamo presente nei cantieri fino alla fine della sua vita. Tra gli ultimi progetti c’è la ristrutturazione e ampliamento dell’Aeroporto San Francesco D’Assisi di Perugia (2011-2012). “Una cosa era chiara, che non volevamo che fosse come tutti gli aeroporti che si fanno oggi nel mondo, per cui scendiamo a Hong Kong piuttosto che a San Francisco piuttosto che a Pechino e non sappiamo dove siamo”. Di fatto il suo aeroporto si inserisce perfettamente nel paesaggio umbro, sia nei colori che nella forma. Ha otto padiglioni a pianta quadrata in cemento armato dipinto di rosso, coperture a falda in rame di colore verde e vetrate aperte con vista su Assisi.

Sono stati innumerevoli e meritatissimi i riconoscimenti per le sue opere, dal titolo di Chevalier de la Legion d’Honneur conferitole da Mitterand a quello di Cavaliere di Gran Croce, fino all’ultimo, la Medaglia d’Oro alla carriera che ci ha tenuto molto a ritirare personalmente in Triennale, nel 2012, in quella che sarebbe stata la sua ultima uscita.

Categorie
No Comments
Leave a Reply