Joe Colombo

Joe Colombo

Le mie esperienze di design tentano un collegamento evolutivo realtà attuale e quella futura”

Nato nel 1930 a Milano, il designer Cesare Colombo – detto Joe, soprannome da lui stesso scelto – è il secondo di tre fratelli. Il padre Giuseppe è un imprenditore con un’azienda di nastri che trasforma poi in manifatturiera di conduttori elettrici. Joe passa la maggior parte della sua giovinezza tra pittura e scultura, arrivando al design più tardi. Studia all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, all’inizio degli anni ’50 e gli viene commissionato un primo lavoro di design solo nel 1953, quando deve creare un soffitto decorativo per un club jazz di Milano. L’anno dopo esegue una serie di Television Shrines per la Triennale di Milano e, ispirato da questi lavori, si iscrive al Politecnico di Milano alla facoltà di architettura. Quando suo padre si ammala nel 1958, Joe abbandona la pittura ed insieme a suo fratello Gianni si occupa dell’azienda di famiglia, utilizzando la fabbrica come spazio sperimentale per tecniche di produzione e materiali innovativi per quegli anni, tra cui la fibra in vetro, il PVC, e il polietilene.

Nel 1962 Joe apre uno studio di design a Milano, dove si dedica primariamente a commissioni architettoniche – tra cui numerosi rifugi sciistici e hotel in montagna – e al design di prodotti. La caratteristica principale dei suoi design è data da forme otticamente audaci e rotonde, oltre a sostenere l’utilizzo di tecnologie moderne per creare nuove soluzioni di design. Joe è stato uno di quei grandi maestri che sono riusciti, con i loro prodotti, a modificare la quotidianità, gli usi e i costumi delle persone. Premendo per una drastica rottura con la tradizione borghese, è stato l’unico designer radicale a tendersi verso il futuro. Joe pensa allo spazio domestico come ad una scena in piena metamorfosi, flessibile grazie ad arredi trasformabili, luci e colori.

Ne sono esempio progetti come la Minikitchen, il letto Cabriolet e la Rotoliving Unit. La prima, progettata nel 1963, è una cucina in miniatura che contiene frigo, piano cottura, forno, contenitori, tagliere, prese elettriche, piano di lavoro e cassetti in un solo parallelepipedo di 75x75x90 cm su ruote. Questo diviene subito un manifesto per la contemporaneità e porta il designer milanese (con l’azienda brianzola Boffi, produttrice di questa visione fatta progetto) a presenziare a mostre come “Italy: The New Domestic Landscape al MoMa di New York” (1972), assicurandosi la presenza nelle collezioni permanenti dei maggiori musei del mondo. Ancora oggi Boffi propone questa cucina compatta in una versione outdoor e con materiali innovativi, ma che non abbandona il concetto e la forma data da Joe.

Il secondo progetto citato, chiamato anche Closingbed, ha una capote che si alza e si abbassa a comando elettrico, richiamando le automobili di cui era appassionato in vari dettagli, come la testiera-cruscotto con luci programmabili, un accendisigari, un telefono, un ventilatore, e altoparlanti. Il tutto è alimentato da cavi elettrici che scendono dal soffitto, raccolti in un grosso tubo da aspirapolvere.

Altro progetto visionario che cambia completamente i modi di vivere lo spazio è la parete freestanding e polifunzionale per il salotto: contenitore di tv, accessori audio e tanto altro, è una parete che ruota su sè stessa trasformandosi a seconda della funzione. È un posto per mangiare in cui il piano del tavolo è semicircolare e girevole con inserita al centro una piccola piastra scaldavivande. Ma è anche un mobile tv e libreria in cui si possono sempre cambiare le luci di colore e intensità. Anche in questo progetto i cavi scendono dal soffitto.

Per Joe nulla deve rimanere rigido e statico, anche i suoi progetti di arredo più piccoli possiedono sempre una componente dinamica: che sia un perno su cui ruotano alcune parti, dei meccanismi elettrificati, la possibilità di impilare e incastrare o anche solo le ruote per muoverli nello spazio. Esempi?

La poltrona Elda ruotava su sè stessa e la Multi-Chair era composta da cuscini imbottiti di forma ergonomica che potevano essere posizionati in modi differenti. Famoso è sicuramente il carrello-servitore Body del 1970, appositamente studiato per il tavolo da disegno con una serie di vassoi che ruotano su un asse e altri contenitori ai lati. Che dire della sedia impilabile Universale 4867 per l’azienda Kartell? Nasce dall’idea di creare una sedia in un unico materiale a cui si possono sostituire le gambe e regolare quindi la seduta su tre altezze diverse: sgabello, sedia da pranzo normale e una sedia bassa.

Progettata nel 1969 è diventata famosissima anche la Tube Chair che si fonda sulla destrutturazione di una seduta classica. Composta da quattro cilindri cavi che possono essere assemblati a piacere e inseribili uno nell’altro per ridurne l’ingombro spaziale.

Tutti prodotti di spicco che sono esposti nei musei di tutto il mondo, elogiando la qualità del lavoro del designer milanese che in quasi dieci anni ha prodotto moltissimi arredi con la maggior parte delle aziende italiane. Purtroppo la carriera di Joe viene tragicamente interrotta nel 1971 da un arresto cardiaco, privandoci del suo genio visionario. Molti prodotti d’arredo di sua creazione, però, sono ancora a catalogo presso numerose aziende, rivelando un’attualità straordinaria.

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